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Chiesa dei Santi Severo e Agata. Ha origini assai remote; già nel 1163 è nominata in un diploma dell’imperatore Federico I. L’attuale costruzione risale intorno al 1317, allorché viene ampliata l’antica cappella, a seguito della demolizione della Chiesa di San Severo in piazza grande, per l’ampliamento del Palazzo dei Priori. La nuova costruzione viene così dedicata ai santi Severo e Agata, anche se continua, a tutt’oggi, a essere nominata con il titolo di Sant’Agata. Lo stile della chiesa appartiene al gotico francescano. La struttura è ogivale, a due campate di volte a crociera, su sei mezze colonne immurate nelle pareti. Il portale è scolpito con gusto e semplicità, ad arco acuto, ornato di cornici e cordoni di travertino, in stile gotico del XIV secolo. Nella chiesa vi sono importanti affreschi di scuola umbro-senese, ispirati a Simone Martini, in particolare quelli della prima arcata a sinistra, con storie di San Severo e altre figure di santi; nella parete centrale la scena del Calvario, opera eseguita tra il 1319 e il 1333 da un pittore ispirato a Pietro Lorenzetti, forse il cosiddetto maestro del dossale di Paciano. Vicino alla porta, a destra entrando, è raffigurata la Trinità con tre volti, un’iconografia non molto diffusa, in quanto proibita dal Concilio di Costanza, nel 1414, prestandosi ad ambigue interpretazioni teologiche. Nei recenti lavori di restauro sono venuti alla luce sulle volte due affreschi di santi, forse padri della chiesa; mentre nella parete vicino alla porta di ingresso, sopra la figura della Trinità triforme, è riemerso un affresco dedicato alle stigmate di San Francesco. Edificata nel XIV secolo, ampliata la cappella dedicata a Sant’Agata più antica dell’XI secolo. All’interno, interessanti affreschi del XIV secolo, tra cui una bellissima Crocifissione di scuola lorenzettiana e la rara rappresentazione iconografica della Trinità tricipite.

Orario di visita
Invernale dalle 9:00 alle 12:00
Estivo dalle 9:00 alle 12:00 | dalle 16:00 alle 18:00

Contatti
Telefono 075 5723832

Fonti foto
Franco Prevignano

Fonti testi
Don Fausto Sciurpa