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Palazzo Vincioli. Situato all’interno delle mura etrusche al civico 89 di Via dei Priori. Non è dato sapere quando fu costruito per la prima volta, ma la facciata scrive, per chi sa leggere, la sua storia: finestre romane, poi murate (VIII-X secolo), poi porte in stile gotico (XI-XIII secolo), successiva ed ultima ristrutturazione settecentesca. La famiglia Vincioli, di cui porta il nome, apparteneva alla nobiltà feudale. Il loro stemma si presenta in campo argento traversato da banda blu; nei primi anni del 1300 fu aggiunto per cimiero il mezzo grifo d’argento con stocco nudo nella destra, concesso dal Comune di Perugia a questa famiglia benemerita che cedette il proprio palazzo alla città perchè potesse edificare il nuovo, attuale edificio Comunale. Gli esponenti della famiglia furono sepolti presso la  Chiesa di San Francesco al Prato. Tra questi si ricorda in particolare San Pietro Vincioli (925 – 969), benedettino, a cui il vescovo Onesto affidò , quando i Canonici si trasferirono in San Lorenzo, la chiesa-cattedrale di Monte Calvario, già tempio romano. Pietro la trasformò in monastero e basilica a sue spese. Fu uomo pio e compì numerosi miracoli, tra cui quello dipinto in San Pietro in cui si vede il monaco che con un segno di croce ferma una colonna che stava precipitando, così mantenendola finchè le maestranze non la misero in sicurezza. Si narra inoltre che riuscì a fermare le truppe di Ottone II che, incoronato in Roma, rientrando in Germania razziava lungo il percorso: alle porte di Perugia Pietro lo incontrò e persuase a risparmiare la città ed il contado. Per la sua pietà fu fatto santo, unico santo perugino, a cui è intitolata la Basilica di San Pietro Vincioli. I Vincioli si distinsero anche nell’arte guerresca, con capitani come Venciolo di Gucciarello al servizio di Firenze; poi di Carlo Senzaterra, Duca di Valois. Suo padre Venciolo, al comando di molti soldati, morì a Smirne combattendo contro i Turchi nella crociata di Clemente VI. Nei secoli successivi i Vincioli si distinsero come magistrati, docenti universitari, prelati, scrittori: la famiglia si estinse con l’abate Giacinto, poeta e scrittore, magistrato, fondatore dell’Accademia dei Filopatri, che ebbe anche a costruire, nei giardini retrostanti l’edificio, un teatro di legno, come usava all’epoca, denominato dell’aquila, demolito nel 1775.

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Perugia Turismo
Comune di Perugia

Fonti Testi
Mario Gambelunghe